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Mi chiamo Andrea Ferri, sono un ragazzo di 36 anni e vivo a Pesaro.
La passione per l'astronomia è nata quando mio padre comprò parecchi anni fa in edicola il primo fascicolo di un enciclopedia che se non ricordo male si chiamava "Cosmo". Ricordo che qualcosa è scattato in me oppure non è scattato niente ma è venuta in superficie una passione di cui non ero a conoscenza, che mi accompagna e mi accompagnerà tutta la vita.
Da allora le stelle mi affascinano in una maniera indescrivbile. Mi affascinano le dinamiche dei copri celesti, mi affascina il conflitto interiore su quanto nulla è l'essere umano appoggiato su questa minuscola palla che vaga nello spazio oppure o al contrario quanto siamo importanti e unici siamo per ora nell'immensità dell'universo.
Negli anni ho deciso perciò di coltivare questa passione in maniera più seria, diventando in primis socio del gruppo astrofili della mia città (Gruppo Astrofili Pesarese), cosa che ritengo fondamentale per tutti coloro che vogliono intraprendere la mia strada, e in secundis acquistando un telescopio.
Dopo mesi di mindstorming su quale configurazione, tra le numerose presenti, acquistare, ho optato per un classico Schmidt-Cassegrain su montatura equatoriale, e cosa scegliere se non lo SC per eccellenza...
Acquistai usato da un altro socio del Gruppo Astrofili Pesarese un Celestron C8 Starbright. Il telescopio per anotonomasia tuttofare.
Senza abbandonare l'aspetto che definisco più "romantico" della materia, e cioè quello che riguarda l'osservazione degli oggetti che la volta celeste ci offre, ho deciso di fondere la passione dell'astronomia, dell'informatica e della fotografia, intraprendendo la strada dell'astrofotografia. Ho cominciato avvicinandomi alla ripresa di oggetti del sistema solare con webcam, per poi dedicarmi alla fotografia degli oggetti del profondo cielo, utilizzando prima una comune DSLR (Canon EOS 350D con il filtro opportunamente sostituito per far risaltare le nebulose a emissione) ed in seguito un CCD dedicato.
Questo hobby nella sua accezione astrofotografica richiede molta pazienza, dedizione nel riunire tutta la strumentazione necessaria ai propri obiettivi e organizzazione. Tutto ciò per ottenere il massimo da ogni uscita in quota. In quota perchè i posti isolati dove l'inquinamento lumionoso è assente o quasi sono i migliori per ottenere buoni risultati. Non sono poche le volte che un astrofilo itinerante come me carica l'automobile di mille cavi, adattatori, ecc... si reca sul punto prescelto e si ritrova a dover abbandonare la serata in quanto qualche cosa non è andata a buon fine. Una batteria scarica, un cavo difettoso ecc... Oppure perchè le condizioni meteo non sono quelle previste e non permettono di effettuare la sessione fotografica desiderata.... Allora cosa succede? Succede che spesso si smonta, ci si arrabbia e si torna a casa. D'altronde se uno non dispone di un proprio osservatorio in un luogo sufficientemente buio e vuole perseguire la propria passione deve scendere a compromessi e accettare anche queste vicissitudini.
La tecnologia però avanza e il tempo a disposizione come tutti e sempre meno ci si vota quindi anche verso altre soluzioni che possono comunque dare soddisfazioni anche da cieli urbani o suburbani. Questa soluzione si chiama banda stretta, o per dirla all'americana "Narrow Band". Tecnica che attraverso l'uso di particolari filtri lasciano passare solo una parte dello spettro in corrispondenza di Idrogeno Alpha (Ha), Zolfo II (S2), Ossigeno III (O3). Il risultato è una foto in "falsi colori" ma allo stesso tempo molto dettagliate.
Ad ogni modo nulla è veramente appagante quanto un cielo veramente buio dove tutto funziona come dovrebbe... ritrovarsi immersi nella natura e alzare gli occhi al cielo... perdersi nella volta stellata. Poter vedere ad occhio nudo la Galassia di Andromeda in autunno, oppure la Nebulosa di Orione in Inverno, l'Orsa Maggiore alta nel cielo primaverile o l'immensità della Via Lattea in estate... beh... è sempre uno spettacolo incredibile...